Chi sono
Ho passato vent'anni in una funzione che si chiama Risorse Umane. Col tempo mi sono convinto che il problema fosse proprio il nome.
Le organizzazioni sono comunità di persone da far crescere, non un insieme di risorse umane da gestire.
È una cosa in cui credo da molto prima di essere capace di argomentarla. Il mio percorso professionale è partito con una tesi di laurea, a Bologna, su stress e burnout nelle professioni di aiuto: insegnanti, educatori, le persone il cui lavoro è far crescere gli altri. Non immaginavo che avrei passato i venticinque anni successivi a vedere la stessa cosa succedere ai manager.
Ho cominciato dove ci si aspetta che cominci uno psicologo: i servizi sociali per i minori, uno sportello scolastico di consulenza psicologica per studenti e insegnanti e interventi in aula sul benessere in un istituto professionale, progetti socio-educativi di prevenzione del disagio giovanile. Esperienze di grande valore formativo, ma la mia strada era aiutare a far funzionare meglio il mondo del lavoro.
Poi sono entrato in azienda, e ci sono rimasto vent'anni — persone, cultura e sviluppo dentro un gruppo italiano della grande distribuzione, aziende tech e di intelligenza artificiale in forte crescita tra Europa e Nord America, una rete in rapida espansione di cliniche veterinarie. Ho vissuto, studiato e lavorato sempre in contesti internazionali tra Italia, USA, UK e Spagna, e ho imparato cinque lingue — inglese, spagnolo, catalano, francese, tedesco — perché volevo capire quelle culture, non solo parlarci.
In quegli anni ho attraversato quasi tutte le fasi che un'azienda può vivere: start-up e scale-up, crescita veloce e crisi vere, ristrutturazioni e turnaround, e il lavoro lungo e paziente di migliorare un po' alla volta. Ho vissuto fusioni e acquisizioni internazionali da entrambi i lati del tavolo. E mi sono trasferito a Barcellona, ho aperto un'attività nel food, ho fatto un MBA in spagnolo mentre tentavo di farla decollare, e l'ho vista fallire la sua prima vera prova di mercato.
Ho avuto successo, a volte ho fallito … e ho imparato.
Per oltre vent'anni ho lavorato con e fatto crescere molti manager, ho lavorato anche sullo sviluppo della mia stessa managerialità come responsabile di team di persone, ho gestito processi di sviluppo del talento manageriale e percorsi di selezione in cui quel talento dovevo essere in grado di valutarlo e individuarne il potenziale di crescita. Ho visto aziende sviluppare culture organizzative e di leadership che producevano risultati con più effetti collaterali che vantaggi, manager che costruivano ambienti di lavoro in cui le persone non volevano rimanere. Ho deciso di aiutare le organizzazioni e i manager a capire che far crescere le persone e lavorare sul loro benessere produce risultati migliori e più sostenibili.
A un certo punto ho smesso di provare a cambiare questi sistemi dall'interno. Sono tornato a studiare — coaching e mentoring con il framework di competenze e il codice etico European Mentoring and Coaching Council, team coaching, coaching organizzativo, consulenza HR, formazione e facilitazione, come sviluppare benessere individuale e organizzativo — e ho cominciato a fare questo lavoro direttamente, con le persone e le organizzazioni che volevano crescere.
Quello che ho imparato da tutto questo è la cosa su cui oggi costruisco ogni percorso: fasi diverse richiedono leadership diverse. Lo stile che costruisce una start-up potrebbe non essere quello che salva un turnaround — e un leader che non riconosce il momento in cui si trova applicherà il metodo giusto nel momento sbagliato o con le persone sbagliate.
Le persone non sono macchine. Non si aggiustano. Ma si possono creare le condizioni in cui farle crescere sviluppando la loro autonomia e capacità di lavorare in squadra — e alla fine è lì che sta gran parte del lavoro.
Oggi supporto leader, manager e team HR tramite coaching, mentoring e formazione manageriale, e insegno le stesse cose come faculty in un MBA e in academy aziendali dedicate al wellbeing.
Sono uno psicologo iscritto all'Albo e un coach accreditato EMCC Senior Practitioner — il che vuol dire soprattutto che, quando dico che qualcosa funziona, o l'ho misurato, o l'ho visto funzionare e fallire abbastanza volte da conoscere la differenza.
In qualunque fase ti trovi, è da lì che si può partire.
Vivo a Bologna con la mia famiglia.
Parlo cinque lingue perché non ho mai creduto che si possa capire davvero una cultura restando sulla soglia.
E sono ancora e credo sarò sempre uno studente. Coaching creativo. Team coaching. Psicologia del benessere. Psicologia positiva. Neuroscienze. Mindfulness, intelligenza emotiva. Sto anche scrivendo un libro per mettere a disposizione in modo semplice e pratico gli strumenti che ho visto funzionare, scoprendo giorno dopo giorno quanto io abbia ancora da imparare.
Non credo si possa accompagnare qualcuno nel suo percorso, se si è smesso di camminare.
Qui non troverai formule. Niente framework magici in cinque passi, da applicare senza pensarci con la promessa di risolvere tutto.
Per vent'anni ho visto le aziende provare ad aggiustare le persone come si aggiusta una macchina: trovi il pezzo che non funziona, lo mandi in riparazione, lo rimetti al suo posto. Non funzionava quasi mai.
Le persone non sono macchine. Assomigliano più ad un giardino da coltivare con pazienza: non puoi obbligarle a crescere, ma puoi creare le condizioni perché lo facciano.
Ecco di cosa scrivo: di come rendere le persone autonome e creare ambienti di lavoro in cui le persone vogliano entrare e rimanere perché sentono che possono crescere. Di come creare la sicurezza psicologica necessaria in un team per dire le cose difficili. Di quali comportamenti di leadership facciano crescere le persone invece di bruciarle. Di cosa cambi davvero quando un'azienda decide che le sue persone sono una comunità, e non un insieme di risorse.
Qualcosa l'ho azzeccato. Molto l'ho sbagliato prima.
Coltiviamo una cultura manageriale più efficace, fatta di strumenti concreti da applicare subito.
Un'idea, ogni due settimane.
Scritta in terza persona, perché non c'è un modo elegante per dire queste cose su di sé.
Luca Manfredi è uno psicologo del lavoro iscritto all'albo e un coach e mentor professionista EMCC Senior Practitioner (il livello avanzato di accreditamento dell'European Mentoring & Coaching Council). Ha studiato psicologia del lavoro e delle organizzazioni all'Università di Bologna, concentrando la sua ricerca su stress e burnout, ha trascorso un anno di scambio focalizzato su business management e leadership alla University of California, ha frequentato un Executive MBA presso Henley Management College (UK), un percorso di alta formazione in Business Management presso la EAE Business School di Barcellona e un Executive Master in Gestione e Sviluppo delle Risorse Umane in Italia.
Ha passato oltre vent'anni a guidare team HR, People, Culture e Development all'interno di organizzazioni complesse e internazionali — tra cui un gruppo retail italiano al tempo parte di un gruppo multinazionale inglese di oltre 10.000 persone, tre aziende tech/AI globali e un gruppo sanitario in forte crescita, realtà che durante il suo mandato sono state riconosciute come Great Place to Work.
Oggi traduce quell'esperienza in pratica. È docente per un'academy di corporate wellbeing, consulente e membro del comitato scientifico di un'azienda che supporta le aziende nel costruire benessere organizzativo con l'aiuto dei dati e dell'IA, insegna in un programma MBA e ha seguito oltre 150 percorsi di coaching e mentoring online (per oltre 1.500 ore) con manager in contesti molto diversi tra loro su piattaforme online di sviluppo professionale (dove è stato nominato Coach del Mese per ben quattro volte in due anni).
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Pratica, testata, ogni tanto scomoda. Quando dico che qualcosa funziona, o l'ho misurato, o l'ho visto funzionare e fallire abbastanza volte da conoscere la differenza.